Santa Elisabetta d’Ungheria (7 luglio 1207 – 17 novembre 1231)
Il 17 novembre la Chiesa celebra la festa di santa Elisabetta d’Ungheria, patrona dell’OFS. Anche per l’uomo del XXI secolo ella continua ad essere un modello rilevante di santità. Sebbene la santa sia vissuta nel XIII secolo, le sfide che dovette affrontare sono tuttora familiari a molti di noi.
Per ragioni superiori a lei, all’età di quattro anni fu allontanata dai suoi genitori per vivere nella corte del langravio Germano I di Turingia. Nonostante il materialismo e la ricchezza dell’ ambiente, la piccola Elisabetta cresceva invece in santità con un’inclinazione particolare alla preghiera e alla mortificazione. A causa del suo comportamento religioso Elisabetta dovette patire l’ostilità dei membri più auto-indulgenti della corte perché la sua pietà era un rimprovero al loro stile di vita.
Sant’Elisabetta andò in sposa molto giovane ed ebbe tre figli con il marito Ludwig. Per grazia di Dio, il suo matrimonio fu un’unione d’amore; tuttavia Elisabetta non fu immune da drammi: Gertrude, la terza dei suoi figli, nacque dopo la morte di Ludwig, che avvenne a Otranto mentre aspettava di unirsi ai crociati di Federico II. Caduta in angoscia, sant’Elisabetta, rimasta vedova con tre figli all’età di vent’anni, gridava: “Il mondo con tutte le sue gioia è ora morto per me”. Ma le difficoltà per Elisabetta non erano terminate. Si dice che una delle sue domestiche dichiarasse che suo cognato, il reggente del suo figliolo di cinque anni, l’avesse spinta fuori dal castello nel freddo dell’inverno; e se questo non bastasse, le furono tolti i figli per essere curati altrove. Altri invece sostengono che Elisabetta abbia lasciato volontariamente la corte per ragioni morali. Sta di fatto che Elisabetta rimase vedova, senza casa e senza i suoi figli. Qualcuno incolperebbe Elisabetta se con i soldi della dote si fosse risposata, come desiderava suo zio, e vivesse felicemente nelle comodità? Invece Elisabetta fu intenta a seguire il Signore: giurò di non risposarsi e si dedicò alla cura dei malati, specialmente quelli più gravi, rinunciando a privilegi per essere povera con i poveri. Noi anche vogliamo fronteggiare difficoltà su cui non abbiamo alcun controllo e scegliere per la nostra vita in base al vangelo e alla volontà di Dio. Chi ha avuto un’infanzia cambiata bruscamente da circostanze indipendenti dalla sua volontà e continua ancora ad avere fede in Cristo? Chi ha amato e perso il proprio coniuge e ancora trova conforto nell’amore di Dio? Chi ha bambini strappati dalle sue mani per sventura o morte e ancora rimane fermo nella speranza in Cristo? Chi soffre umiliazione perché non vuole compromettersi dove Dio è assente? Chi di fronte alle difficoltà continua a seguire Cristo povero e crocifisso?
Rispondendo a queste domande:
- Tutti quelli che, come Elisabetta d’Ungheria, hanno un profondo e costante rapporto con Dio;
- Tutti quelli che, come Elisabetta d’Ungheria, credono alla giustizia e all’uguaglianza di tutte le creature di Dio;
- Tutti quelli che, come Elisabetta d’Ungheria, trovano la risposta alle difficoltà della vita affidandosi alla provvidenza di Dio nella gioia e nello stupore;
- Tutti quelli che, come Elisabetta d’Ungheria, trovano la forza di andare avanti seguendo Cristo sull’esempio di san Francesco d’Assisi.
Riflessione di Anne Mulqueen, OFS